Mercoledì 14: Elena



e Felix




hanno partorito.
Sono entrambe in ottimo stato, siamo commosse dall'evento e mentre si coccolano e confortano a vicenda tra loro,




le accarezziamo e salutiamo, cerchiamo di dar loro tutto ciò che pensiamo sia loro necessario.


Ovviamente non sappiamo né dove, né come stiano i cuccioli: né, tantomeno, quanti siano e "cosa" siano. Giada ha ancora un vistoso pancione,




la sua espressione ci sembra stanca e rassegnata. Vorrei portarmela a casa, darle una cuccia calda, un rifugio sicuro, un riparo dai pericoli.



La piccola Casper osserva le mamme, a debita distanza, con la sua consueta buffa diffidenza.



Giovedì 15: nessuna novità. Le due nuove mamme presenti, Giada ancora con il pancione,


-Giada-(Casper)web.jpg)

Felix in ottima forma,


Casper zampettante e giocosa.


Venerdì 16: purtroppo T. trova la nostra adorata puffetta Casper morta, sul ciglio della strada, travolta probabilmente da un'auto.
Il suo povero corpicino è ormai rigido, lacrime di rabbia e dolore scendono copiose su sui nostri visi increduli: e mentre l'accarezziamo, parlandole con la voce spezzata dal pianto, penso all'ironia di poterla toccare solo ora che il suo spirito è tornato sul Ponte, insieme ai nostri piccoli amici, volati via già da tempo.
T. la carica in auto, la depone con infinita tristezza e profondo rispetto su una copertina e ci avviamo a dar da mangiare agli adulti superstiti.
Quattro gatti, nel vero senso della parola: Elena, Eolo, Felix e Giada.
Manca Camelia, avvistata l'ultima volta martedì. E c'è una gatta nera (presumiamo sia femmina, visto che Eolo non la scaccia), che, come in altre sue comparizioni recenti, con gran timore e molta prudenza si avvicina al cibo che le lasciamo al di là della rete.
Chiamo l'ASL per sapere come disporre dei resti della povera Casper: mi dicono di portarla da loro, chiusa in un sacco nero. E questo pensiero ci rende ancora più tristi. Vado a casa a prendere l'occorrente, compresi i documenti che attestano il censimento della colonia e fanno sì (almeno questo!) che la cremazione di Casper non venga addebitata a noi, bensì, mi dicono, al comune nel quale si trova la colonia.
Mi reco all'Asl, T. mi aspetta in auto; piangendo e salutando Casper per l'ultima volta, la deponiamo con dolcezza dentro a quell'impietoso sacco.
La tengo in braccio, come se vi si fosse seduta spontaneamente, le accarezzo la testolina attraverso la plastica.
Entriamo e sbrighiamo velocemente la procedura.
Usciamo a testa bassa, con una bimba pelosa in meno da amare ed un peso in più nel cuore da sopportare.
Ora Casper è un angioletto buffo che scorrazza sul Ponte.
E l'unico pensiero consolante, l'unico che mi tenga a galla nel fiume amaro delle mie lacrime rabbiose, è sapere che lei non è più in pericolo e che un giorno la rivedrò.


Arrivederci, piccola Casper :'- ...